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domenica 31 marzo 2013

Inter-Juve, un girone dopo


Un girone dopo tornano in mente le parole di Stramaccioni nella pancia dello Juventus Stadium. L'Inter aveva appena infranto (meritando) l'imbattibilità della Juventus che durava da 49 partite, e Stramaccioni si lanciò in dichiarazioni inutilmente polemiche per una battuta non gradita che Marotta aveva rilasciato nel prepartita. Polemiche futili e inutili, ma Strama si sentiva forte di un risultato che nessuno, forse neanche lui, si aspettava. Molti, io stesso, in un primo momento si sono lasciati illudere da questo ragazzo che Moratti un anno fa decise di promuovere dalla primavera alla prima squadra. Un salto enorme che Stramaccioni sembrava avere assorbito con una tale naturalezza da lasciar pensare in un destino segnato. Si presentò sicuro di sé, con umiltà, ottenendo la fiducia da parte di giocatori che avevano vinto tutto e che si trovavano davanti un perfetto sconosciuto. Ma i giudizi frettolosi sono quasi sempre sbagliati, e l'umiltà di Strama si è rivelata superficiale e a targhe alterne: se l'Inter vince diventa arroganza. La sua consistenza come allenatore si è piano piano sgretolata.
Perché aldilà dei punti (ventuno di differenza) tra Inter e Juventus c'è una differenza sostanziale: il gioco. Si sente spesso dire che Conte è un grande motivatore, vero. Ma spesso ci si dimentica di sottolineare che Conte è soprattutto uno straordinario organizzatore di gioco. La Juve è una squadra europea, e non è un caso che sia l'unica superstite italiana in Champions League. Lo è per mentalità sul campo, perché vuole sempre imporre il proprio gioco su tutti i campi. E lo è a livello societario, perché riesce a programmare il futuro in modo più lungimirante di ogni altra grande squadra italiana: i risultati degli ultimi due anni sono una conseguenza anche del progetto del nuovo stadio iniziato da Giraudo e Moggi, e realizzato poi dopo il 2006. Programmazione: un'altra parole chiave sconosciuta all'Inter, almeno da quando nel 1995 Moratti è presidente. Diciotto allenatori in diciotto anni, e una marea di buoni giocatori, qualche fuoriclasse, comprati senza un progetto che si sono persi. Quasi due anni fa, dopo l'addio di Leonardo, scrissi che per l'Inter si stava aprendo un periodo molto difficile (clicca qui). Ero stato facile profeta, perché si stava chiudendo un ciclo, quello dei senatori dello storico triplete, e mancava una società capace di ricostruire un futuro vincente. Quella società manca ancora, e temo mancherà sempre, finché il suo presidente sarà Massimo Moratti.
Un girone dopo tornano in mente le parole di Strama dopo il colpo grosso nella tana del nemico. E suonano beffarde.

giovedì 1 novembre 2012

Il punto in vista di Juventus-Inter

Juventus. Il campionato 2012/2013 lo vincerà la Juventus, su questo personalmente ho sempre avuto pochissimi dubbi. Ha l'organico migliore, ha una feroce fame di vittoria e il gioco di gran lunga più convincente. Nonostante un'estate bollente per il ridicolo caso Conte, montato ad arte dal sempreverde mondo antijuventino (la Juventus la si ama o la si odia), gli equilibri non sono cambiati. La squadra ha raggiunto una maturità tale che può fare a meno della presenza fisica del proprio allenatore durante le partite: le nove vittorie nelle prime dieci partite stanno lì a testimoniarlo. Poter rinunciare all'allenatore durante le partite non significa che la Juventus possa fare a meno di Conte, unico vero punto fondamentale e insostituibile di questa squadra. Lo sa bene Agnelli, che quest'estate non ci ha pensato un attimo a sostituirlo, nemmeno nel bel mezzo della campagna mediatica antijuventina che non a caso ha messo nell'occhio del ciclone proprio l'allenatore della Juventus, l'uomo più di ogni altro simbolo di una rinascita che non deve essere evidentemente piaciuta a tutti. Piaccia o non piaccia, oggi la società Juventus è un corpo solido e ben amalgamato. La proprietà si è messa da parte, saggiamente verrebbe da dire, lasciando la parte operativa a persone più competenti. Dirigenza e staff tecnico lavorano in totale sintonia e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La Juventus ha allungato ieri sera a 49 i risultati utili in campionato (-9 dal record storico del Milan di Capello dei primi anni novanta), ha il miglior attacco del torneo (22 gol segnati), la miglior difesa (5 reti al passivo) e ha mandato in gol 12 giocatori finora in dieci turni di campionato. Una superiorità evidente che la pone almeno un gradino sopra a tutte le rivali. Solo gli impegni e le fatiche di Champions potrebbero riaprire i giochi di un campionato, almeno al vertice, già scritto.

Inter. Non credo che sia una forzatura dire che oggi l'Inter è Stramaccioni. Nel finale della scorsa stagione Moratti, in un barlume di lucidità o disperazione, ha scelto di affidare la guida tecnica a un ragazzo di 36 anni, un tipo umile e intelligente, senza nessuna rilevante esperienza da calciatore (e allora? Neanche Sacchi e Mourinho sono stati calciatori) e senza nessuna esperienza da allenatore ad alti livelli (prima di prendere in mano la prima squadra aveva allenato gli Allievi della Roma e la primavera dell'Inter). Ma le idee pagano, e Stramaccioni ne ha molte e molto buone. Ha studiato e si è laureato in Legge discutendo una tesi in diritto commerciale sul tema delle società sportive quotate in Borsa. Da perfetto sconosciuto si è conquistato il rispetto e l'ammirazione di calciatori e campioni che fino a un paio di anni prima rispondevano agli ordini di un certo Mourinho, uno che arrivava alla Pinetina avendo già vinto tutto, e tutto più volte. È saltato dai ragazzini della primavera ai campioni della prima squadra con una naturalezza da predestinato. Ha ereditato un gruppo allo sbando, in una complicata fase fase di rifondazione di una squadra che viveva ancora dei vecchi splendori mourinhiani. Ha indirizzato il mercato estivo, fatto al risparmio (una volta tanto in casa Inter!) ma con logica, seguendo un preciso credo tattico. Dimostrazione che spendere poco non significa spendere male (e viceversa spendere tanto non significa spendere bene, capito Moratti?). E i numeri ora parlano per lui: dopo dieci giornate l'Inter viaggia alla media di 2,4 punti a partita. Con questi numeri nove volte su dieci si vince lo scudetto. Sabato l'Inter verrà a Torino con ambizioni da scudetto. Non so dire come finirà, ma non credo che l'Inter abbia le risorse per tenere questo ritmo fino alla fine. Centrerà probabilmente l'obiettivo Champions, secondo o terzo posto. Qualcosa di impensabile fino a pochi mesi fa, quando la squadra di Moratti viaggiava nelle paludi di metà classifica, senza speranze e senza idee di ricostruzione. Quelle idee le sta portando questo ragazzo. Chapeau, Strama.

lunedì 11 giugno 2012

Euro 2012: dove può arrivare la Juve?


No, non ho sbagliato il titolo. Nessun errore. Volevo proprio scrivere Juve e non Italia. E' una piccola provocazione ovviamente, ma ieri pomeriggio mentre guardavo la partita mi sono chiesto se stesse giocando ancora la Juve o se davvero era la partita d'esordio della nazionale italiana agli Europei 2012.
Di sicuro l'Italia scesa in campo ieri nel tardo pomeriggio contro la Spagna era una parente strettissima della Juventus di Conte. Non solo perché sei giocatori su undici erano bianconeri (Buffon, Chiellini, Bonucci, Pirlo, Marchisio, Giaccherini), ma perché il modo di giocare era lo stesso introdotto da Conte quest'anno: 3-5-2 se vogliamo usare i numeri. Un modo di giocare che Conte ha usato per esaltare le qualità dei propri centrocampisti centrali (Marchisio e Vidal) e per dare modo a Pirlo di esprimere al meglio le sue qualità eccezionali. Prandelli è stato intelligente e ha colto al volo l'opportunità che aveva davanti a sé, quella di accomodare il modello Juve sulla nazionale. Ecco quindi la scelta di far giocare Maggio a destra - già abituato a giocare con la difesa a tre nel Napoli - che si è calato nei panni di Lichsteiner. Chiarissima anche la scelta di far giocare Giaccherini sulla sinistra, un giocatore molto generoso che nella Juve ha ampiamente dimostrato di saper fare entrambe le fasi. Thiago Motta poi nel ruolo di Vidal, con meno vigore atletico del cileno, ma pronto a inserirsi spesso e volentieri in fase offensiva, come scritto nel copione bianconero. E le due punte, Cassano e Balotelli, chiamate - esattamente come avviene nella Juve - a sacrificarsi molto anche in fase difensiva; lavoro in cui ieri, soprattutto Balotelli, è un po' mancato. Non credo che da Balotelli potremo aspettarci qualcosa in più sul piano del sacrificio, ma la giocata improvvisa, geniale, quella sì ce la possiamo aspettare, ed è il vero motivo per cui Prandelli insiste e - credo - insisterà ancora con lui, nonostante il gol di Di Natale. L'unica vera novità introdotta dall'Italia ieri è rappresentata da De Rossi centrale difensivo. Una soluzione a cui Prandelli ha pensato dopo l'infortunio di Barzagli, e che è stata ispirata in origine da Luis Enrique, che aveva già provato De Rossi in quel ruolo nella Roma nel corso della passata stagione. E la soluzione ieri ha funzionato benissimo, perché De Rossi ha interpretato il ruolo di centrale difensivo con la testa del centrocampista. In fase di possesso infatti era proprio De Rossi a impostare per primo l'azione dell'Italia. Un regista difensivo insomma, dieci metri dietro al vero regista della squadra: Andrea Pirlo.
Quindi, dove potrà arrivare questa Juve che veste la maglia azzurra? E' difficile fare pronostici, soprattutto in manifestazioni brevi come l'Europeo, in cui ci sono molte squadre più o meno sullo stesso livello. Quello che possiamo dire è che l'Italia ha un sistema di gioco molto buono, e già questo è un ottimo punto di partenza. Come si diceva tempo fa (vedi qui) il grande lavoro fatto dalla Juventus nell'ultimo anno ha portato benefici a tutto il calcio italiano, e la partita di ieri sta lì a dimostrarcelo. La Figc ringrazi e passi oltre, a testa bassa.

giovedì 16 febbraio 2012

Furia di Signora: «Adesso basta»


L'antijuventinità è qualcosa che da sempre fa parte della cultura italiana, e il 2006 è solo la punta di iceberg di un sentimento popolare molto profondo. Per questo sono convinto che al prossimo episodio arbitrale favorevole alla Juventus, nonostante tutto, ricominceranno i soliti discorsi sulla società di ladri, che compra le partite, che falsa i campionati, ecc. ecc. C'è un fronte comune e compatto formato da buona parte di stampa e televisioni che si nutre e si nutrirà sempre di questi discorsi, alimentando l'opinione pubblica di luoghi comuni e stereotipi. In fondo questo è il destino della società più amata, più odiata e sicuramente più vincente d'Italia. Quando cresce l'anijuventinità, la Juventus sta tornando grande. E oggi, evidentemente, dopo sei lunghi anni, la Juve fa di nuovo paura.
Il problema è quando l'aria che tira fuori dal campo da calcio si trasferisce dentro al campo da calcio. Il problema è quando il settore arbitrale respira certi discorsi e li traduce in arbitraggi di un certo tipo. Non credo ci sia nessuna cospirazione arbitrale contro la Juventus, così come nel 2006 non c'era nessuna cupola pro Juventus. Penso però che se in 23 partite la Juventus ha ricevuto un solo rigore a favore, un motivo ci deve essere. Per una squadra che ha un possesso palla superiore al 70% e che attacca per più di 70 minuti nell'area avversaria, un rigore è veramente una miseria. Il Milan, tanto per dire, ne ha avuti sei e il Novara ultimo in classifica tre. Come ha detto Conte ieri sera nella conferenza stampa post Parma-Juventus, rivolgendosi direttamente al designatore arbitrale: «Signor Braschi, che ci trattino come tutti gli altri per favore, perché la sensazione è che se si fischia contro la Juventus comunque non si sbaglia, se si fischia a favore uno si fa il segno della croce...». Due scudetti, la serie b, una società e una squadra distrutte. Ci abbiamo messo cinque anni per ricostruire qualcosa che assomiglia al passato. Adesso basta.

P.S. Ringrazio il mio amico Piergiorgio per avermi indicato il link del video della conferenza stampa di Conte e per avermi fatto riflettere su calciopoli qualche anno fa.

mercoledì 18 gennaio 2012

Del Piero non merita questo

2 novembre 2011. Parla Pavel Nedved: «Sinceramente non posso vedere un campione come Del Piero finire in panchina o in tribuna. Un campione deve finire in piedi giocando le partite».

Presto Antonio Conte dovrà prendere una decisione molto delicata. E' questione di pochi giorni, il tempo che Quagliarella recuperi definitivamente dall'infortunio allo zigomo rimediato nella prima partita dell'anno. A quel punto i cinque attaccanti saranno tutti a disposizione dell'allenatore leccese, che si troverà nella condizione - gradevole e sgradevole al tempo stesso - di dover mandare in tribuna prima di ogni partita uno tra Matri, Borriello, Vucinic, Quagliarella e Del Piero. Non è in realtà una prospettiva che preoccupi più di tanto Conte, se pensiamo che è stato lui stesso a volere fortemente l'arrivo di Borriello. Fatto sta che l'abbondanza nel reparto offensivo potrebbe portare ad un'esclusione clamorosa, quella di Alessandro Del Piero. Clamorosa perché se ormai alcuni si stanno abituando a vedere Del Piero in panchina, nessuno è ancora abituato a vederlo in tribuna per scelta tecnica. Una possibilità che spero non si realizzi, perché si parla di un giocatore che è la bandiera della Juventus, e - per chi come me lo crede ancora - di un campione. Una possibilità che, come tale, potrebbe dunque non concrettizzarsi. Per esempio, escludendo Krasic ed Elia - giocatori sui quali la Juventus non sembra più puntare (sul primo in modo evidente, sul secondo a dire il vero non ho ben capito quale sia la posizione del club) - si libererebbe un posto in panchina che consentirebbe a Conte di convocare tutti e cinque i suoi attaccanti, senza doverne mandare in tribuna nessuno.
La stagione di Del Piero è stata molto strana fino ad oggi. Titolare e in campo per 70 minuti nella prima partita vittoriosa della stagione contro il Parma, nel debutto allo Juventus Stadium. Da quel momento tantissima panchina, qualche spezzone di partita e l'impiego per 5 minuti contro il Genoa e per 3 (!) contro il Napoli. In mezzo una dichiarazione inutile e fuori luogo di Agnelli, che di fatto gli ha sbattuto la porta in faccia. Ora, come se non bastasse, lo spettro della tribuna.
Gli ottimi risultati della Juventus e l'intelligenza di Del Piero hanno impedito che scoppiasse un caso. Però, da qualsiasi punto la si voglia vedere, la situazione è stata gestita non male, di più dalla società bianconera. Il punto non è la mancanza di riconoscenza - la riconoscenza nel calcio, e probabilmente nella vita, non esiste - il punto è che i vertici della Juventus stanno mancando di rispetto alla bandiera Del Piero, e ancor prima, alla persona Del Piero. La società non può e non deve trattarlo così, a maggior ragione ora che la sua strada e quella della Juventus stanno per dividersi dopo 19 anni. L'addio di Del Piero alla Juventus sarà comunque amaro, perché chi ama il calcio vorrebbe sempre vederlo correre sul campo da gioco con la maglia bianconera. Ma in questo modo rischia di diventare amarissimo, e non per colpa sua. Citando Nedved: «Un campione dovrebbe finire in piedi giocando le partite».

giovedì 29 dicembre 2011

Dietro le parole di Del Piero

Oggi si è tenuta la terza edizione del "Globe Soccer", la rassegna che ogni anno riunisce a Dubai il meglio del calcio mondiale. Durante la conferenza stampa che ha preceduto la consegna dei premi, Del Piero - che ha ritirato l'oscar alla carriera - ha stupito molti pronunciando queste parole: «Giocherò ancora dieci anni, non sono mai stato così bene e così in forma. Non penso al futuro ma a fare il mio mestiere, proprio per questo non coltivo altre intenzioni».
Se prendessimo alla lettera queste dichiarazioni, certo che dovremmo stupirci! Del Piero ha oggi 37 anni, e stando alle sue parole, dovrebbe giocare fino a 47 anni. Cosa che ovviamente non succederà, ed è lui per primo a saperlo. Non è la prima volta, nell'ultimo periodo, che Del Piero rilascia dichiarazioni di questo tipo: anche in occasione della sponsorizzazione di un nuovo modello di scarpetta tecnologica - qualche settimana fa - Del Piero non mancò di dire che avrebbe giocato ancora a lungo. E infatti, salvo inaspettati cambiamenti di programma, dovremmo vederlo su un campo da calcio fino a 40 anni o quasi. Con buona pace dei critici.
Probabilmente però dietro le parole di Del Piero c'è anche un messaggio alla dirigenza bianconera, e in particolare una risposta indiretta (ma neanche tanto indiretta) ad Agnelli, che lo scorso ottobre lo aveva di fatto mandato in pensione anticipata, annunciando davanti all'assemblea degli azionisti che questa sarebbe stata la sua ultima stagione alla Juventus. Come ha detto oggi Tacchinardi intervenendo a "Radio Sportiva": «Non credo che Del Piero voglia giocare ancora dieci anni. Ma fa bene a parlare così. Leggo le sue parole come un messaggio: "Io ci sono, voglio rimanere ancora alla Juve, sono integro e sano"». Per poi aggiungere: «Mezz'ora-un tempo Alex ha ancora la forza per starci, non sono solo parole. Un Del Piero in queste condizioni può ancora far comodo al nostro campionato, sarebbe un peccato se andasse a giocare in America come si dice». Parole molto condivisibili.
L'esperienza, il carisma, ma anche la disciplina, il rispetto delle regole che non è mai mancato, oltre all'integrità fisica e alla voglia che ancora oggi ha Del Piero dovrebbero spingere Agnelli a tornare intelligentemente sui suoi passi. In Inghilterra, il 38enne Ryan Giggs, storico centrocampista del Manch.Utd, sta per rinnovare il suo contratto con i Red Devils fino al giugno 2013. A volte si deve saper guardare oltre i dati anagrafici.

mercoledì 30 novembre 2011

700 presenza in 3 minuti


Quando all'88esimo minuto di Napoli-Juventus Conte ha fatto entrare Quagliarella per Matri ho pensato che finalmente il nostro allenatore aveva capito che non si può far entrare Del Piero negli ultimi cinque minuti (come aveva fatto col Genoa qualche settimana fa).
Ma due minuti dopo, quando la partita era già entrata nei tre minuti di recupero assegnati da Tagliavento, mi sono dovuto ricredere, purtroppo. Le telecamere di Sky hanno inquadrato Del Piero a bordocampo pronto ad entrare al posto di Vucinic in quello che rimaneva dei tre (3!) minuti di recupero.

Ho sentito dire che Conte lo ha fatto perché ha così tanta stima verso Del Piero da credere che possa segnare anche con 180 secondi a disposizione. E l'ho sentito dire a più persone, purtroppo. Ma questi discorsi, permettetemi di dirlo, rientrano nel genere "stronzate". Se Conte avesse così tanta considerazione delle capacità di Del Piero lo avrebbe messo almeno quindici minuti prima. Noto un sacco di ipocrisia in questo momento sulla Juventus, da parte di giornalisti, opinionisti e tifosi stessi. Tutti adesso osannano Conte e la società, fanno la gara a chi fa il complimento migliore. Quei pochi che rivolgono la minima critica a Conte vengono immediatamente messi a tacere. E' una roba fastidiosa. Conte sta facendo un lavoro eccezionale, nessuno lo mette in dubbio (ho già sottolineato i suoi grandi meriti nel precedente post). Ma questo non significa che sia immune da ogni critica.
I tre minuti concessi ieri sera a Del Piero sono uno sgarbo gratuito al giocatore e alla sua storia. Non veniamoci a raccontare la storiella che i giocatori sono tutti uguali, perché appunto è solo una storiella. Del Piero è la Juventus, e ci deve essere un riguardo e una sensibilità maggiore nei suoi confronti. Sono il primo a capire che il nuovo modulo rende difficile l'ingresso del capitano, e capisco le scelte di Conte. Non discuto questo. Ma perché fare entrare un giocatore come lui nei minuti di recupero? Vucinic poteva tranquillamente giocare quei tre minuti e non ci sarebbero stati problemi. Del Piero è un signore e non farà mai polemiche pubbliche su questo. Ma così non va bene.
Per la cronaca, con i tre minuti di ieri Del Piero ha toccato la 700esima presenza da professionista con maglie da club.

domenica 27 novembre 2011

La Juve ha ritrovato l'anima


Uso le parole di Del Piero: "Soffro ma questa è una grande Juve". Complimenti a Conte, complimenti ai ragazzi che corrono come dei matti e danno tutto per 90 minuti più recupero. L'anno scorso dopo una sconfitta fuori casa col Lecce dissi che non volevo più vedere una squadra che giocava in quel modo. Senza cuore, senza voglia, senza grinta, senza nulla. A fine partita i giocatore potevano anche non farsi la doccia, perché non avevano sudato. Quest'anno nessuno può lamentarsi di questo. Tutti sputano il sangue per la Juventus, finalmente. Se c'è una cosa che da tifoso non tollero, è vedere i giocatori che non dimostrano attaccamento alla maglia. E' una mancanza di rispetto che non accetto, perché vestire la maglia della Juventus è una fortuna che in molti vorrebbero avere e chi viene alla Juve deve sapere cos'è la Juve. Si può sbagliare una partita, si possono vivere periodi difficili, si possono incontrare difficoltà. Questo è normale. Ma l'impegno e l'attaccamento alla maglia non devono mai mancare. E se la Juve oggi ha ritrovato un'anima, se finalmente i giocatori hanno capito cosa significa vestire la maglia bianconera, molti meriti vanno dati ad Antonio Conte.

L'unica cosa che mi rattrista è vedere così poco Del Piero. Questo modulo non lo favorisce, così come non lo favorisce il fatto che la Juve gioca solo una partita a settimana. Mi dispiace vederlo così poco, perché so che potrebbe darci ancora molto. Spero solo che abbia qualche opportunità per dimostrarlo. Lui resta il nostro Capitano, e su questo non ci devono essere dubbi.

lunedì 31 ottobre 2011

Forza Antonio!

Mando un abbraccio ad Antonio Cassano. Forza Antonio, guarisci presto che ti vogliamo vedere presto in campo!

domenica 23 ottobre 2011

Coraggio Antonio!


Si diceva che Conte avrebbe portato un gioco ultraoffensivo. Si raccontava del suo 4-2-4 come se si stesse parlando del Brasile di Pelè. "Giocheremo con 4 attaccanti, i due esterni saranno due attaccanti aggiunti", è stata una delle frasi più gettonate dell'estate juventina. E invece.
E invece succede che dopo 7 partite - 3 vittorie e 4 pareggi - ci stiamo accorgendo che la realtà è molto distante da come ce la immaginavamo. Ieri col Genoa, dopo che la Juventus era tornata in vantaggio con il secondo gol di Matri, Conte ha deciso di togliere Estigarribia, un'ala offensiva, per mettere Pazienza, un centrale di centrocampo. Il 4-4-2 (non chiamiamolo 4-2-4 per favore) si è traformato in un 4-5-1, con Vucinic e Pepe sugli esterni e Marchisio, Pazienza e Pirlo a fare i centrali, con Matri unica punta. Altro che Brasile anni '60! Conte sta confermando la migliore tradizione calcistica italiana: squadra che vince si copre e riparte. A Verona col Chievo - la partita precedente - la Juve aveva giocato 80 minuti con una sola punta. Solo negli ultimi 10 minuti, con l'ingresso di Del Piero, la squadra si era schierata con due punte, e a quel punto aveva rischiato seriamente di vincere la partita.
Riconosco a Conte di avere tra le mani un compito difficile. Se escludiamo Buffon, Pirlo e Del Piero oggi nella Juventus non c'è nessuno che ha alzato un trofeo in carriera. Manca esperienza e mi rendo conto che c'è bisogno di tempo. Quello che rimprovero a Conte è di avere smarrito negli ultimi tempi quel coraggio e quell'energia che lo hanno sempre contraddistinto, e che poi sono il motivo per cui la società lo ha scelto per ripartire dopo due annate complicate. La Juventus non può giocare come una provinciale, e a maggior ragione non può farlo davanti ai propri tifosi contro una squadra di media classifica. Passare in vantaggio col Genoa e a quel punto coprirsi (quando manca più di mazzora alla fine), sperando magari di colpire in contropiede - non è da Juve. Lippi diceva: «Ragazzi noi non andiamo in campo per vincere. Noi andiamo in campo per stravincere». So che erano altri tempi e so che era un'altra Juventus. Ma se si vuole tornare grandi, la strada è quella. Forza e coraggio Antonio!

(Ciao Sic, ci mancherai)