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giovedì 29 dicembre 2011

Dietro le parole di Del Piero

Oggi si è tenuta la terza edizione del "Globe Soccer", la rassegna che ogni anno riunisce a Dubai il meglio del calcio mondiale. Durante la conferenza stampa che ha preceduto la consegna dei premi, Del Piero - che ha ritirato l'oscar alla carriera - ha stupito molti pronunciando queste parole: «Giocherò ancora dieci anni, non sono mai stato così bene e così in forma. Non penso al futuro ma a fare il mio mestiere, proprio per questo non coltivo altre intenzioni».
Se prendessimo alla lettera queste dichiarazioni, certo che dovremmo stupirci! Del Piero ha oggi 37 anni, e stando alle sue parole, dovrebbe giocare fino a 47 anni. Cosa che ovviamente non succederà, ed è lui per primo a saperlo. Non è la prima volta, nell'ultimo periodo, che Del Piero rilascia dichiarazioni di questo tipo: anche in occasione della sponsorizzazione di un nuovo modello di scarpetta tecnologica - qualche settimana fa - Del Piero non mancò di dire che avrebbe giocato ancora a lungo. E infatti, salvo inaspettati cambiamenti di programma, dovremmo vederlo su un campo da calcio fino a 40 anni o quasi. Con buona pace dei critici.
Probabilmente però dietro le parole di Del Piero c'è anche un messaggio alla dirigenza bianconera, e in particolare una risposta indiretta (ma neanche tanto indiretta) ad Agnelli, che lo scorso ottobre lo aveva di fatto mandato in pensione anticipata, annunciando davanti all'assemblea degli azionisti che questa sarebbe stata la sua ultima stagione alla Juventus. Come ha detto oggi Tacchinardi intervenendo a "Radio Sportiva": «Non credo che Del Piero voglia giocare ancora dieci anni. Ma fa bene a parlare così. Leggo le sue parole come un messaggio: "Io ci sono, voglio rimanere ancora alla Juve, sono integro e sano"». Per poi aggiungere: «Mezz'ora-un tempo Alex ha ancora la forza per starci, non sono solo parole. Un Del Piero in queste condizioni può ancora far comodo al nostro campionato, sarebbe un peccato se andasse a giocare in America come si dice». Parole molto condivisibili.
L'esperienza, il carisma, ma anche la disciplina, il rispetto delle regole che non è mai mancato, oltre all'integrità fisica e alla voglia che ancora oggi ha Del Piero dovrebbero spingere Agnelli a tornare intelligentemente sui suoi passi. In Inghilterra, il 38enne Ryan Giggs, storico centrocampista del Manch.Utd, sta per rinnovare il suo contratto con i Red Devils fino al giugno 2013. A volte si deve saper guardare oltre i dati anagrafici.

mercoledì 30 novembre 2011

700 presenza in 3 minuti


Quando all'88esimo minuto di Napoli-Juventus Conte ha fatto entrare Quagliarella per Matri ho pensato che finalmente il nostro allenatore aveva capito che non si può far entrare Del Piero negli ultimi cinque minuti (come aveva fatto col Genoa qualche settimana fa).
Ma due minuti dopo, quando la partita era già entrata nei tre minuti di recupero assegnati da Tagliavento, mi sono dovuto ricredere, purtroppo. Le telecamere di Sky hanno inquadrato Del Piero a bordocampo pronto ad entrare al posto di Vucinic in quello che rimaneva dei tre (3!) minuti di recupero.

Ho sentito dire che Conte lo ha fatto perché ha così tanta stima verso Del Piero da credere che possa segnare anche con 180 secondi a disposizione. E l'ho sentito dire a più persone, purtroppo. Ma questi discorsi, permettetemi di dirlo, rientrano nel genere "stronzate". Se Conte avesse così tanta considerazione delle capacità di Del Piero lo avrebbe messo almeno quindici minuti prima. Noto un sacco di ipocrisia in questo momento sulla Juventus, da parte di giornalisti, opinionisti e tifosi stessi. Tutti adesso osannano Conte e la società, fanno la gara a chi fa il complimento migliore. Quei pochi che rivolgono la minima critica a Conte vengono immediatamente messi a tacere. E' una roba fastidiosa. Conte sta facendo un lavoro eccezionale, nessuno lo mette in dubbio (ho già sottolineato i suoi grandi meriti nel precedente post). Ma questo non significa che sia immune da ogni critica.
I tre minuti concessi ieri sera a Del Piero sono uno sgarbo gratuito al giocatore e alla sua storia. Non veniamoci a raccontare la storiella che i giocatori sono tutti uguali, perché appunto è solo una storiella. Del Piero è la Juventus, e ci deve essere un riguardo e una sensibilità maggiore nei suoi confronti. Sono il primo a capire che il nuovo modulo rende difficile l'ingresso del capitano, e capisco le scelte di Conte. Non discuto questo. Ma perché fare entrare un giocatore come lui nei minuti di recupero? Vucinic poteva tranquillamente giocare quei tre minuti e non ci sarebbero stati problemi. Del Piero è un signore e non farà mai polemiche pubbliche su questo. Ma così non va bene.
Per la cronaca, con i tre minuti di ieri Del Piero ha toccato la 700esima presenza da professionista con maglie da club.

domenica 27 novembre 2011

La Juve ha ritrovato l'anima


Uso le parole di Del Piero: "Soffro ma questa è una grande Juve". Complimenti a Conte, complimenti ai ragazzi che corrono come dei matti e danno tutto per 90 minuti più recupero. L'anno scorso dopo una sconfitta fuori casa col Lecce dissi che non volevo più vedere una squadra che giocava in quel modo. Senza cuore, senza voglia, senza grinta, senza nulla. A fine partita i giocatore potevano anche non farsi la doccia, perché non avevano sudato. Quest'anno nessuno può lamentarsi di questo. Tutti sputano il sangue per la Juventus, finalmente. Se c'è una cosa che da tifoso non tollero, è vedere i giocatori che non dimostrano attaccamento alla maglia. E' una mancanza di rispetto che non accetto, perché vestire la maglia della Juventus è una fortuna che in molti vorrebbero avere e chi viene alla Juve deve sapere cos'è la Juve. Si può sbagliare una partita, si possono vivere periodi difficili, si possono incontrare difficoltà. Questo è normale. Ma l'impegno e l'attaccamento alla maglia non devono mai mancare. E se la Juve oggi ha ritrovato un'anima, se finalmente i giocatori hanno capito cosa significa vestire la maglia bianconera, molti meriti vanno dati ad Antonio Conte.

L'unica cosa che mi rattrista è vedere così poco Del Piero. Questo modulo non lo favorisce, così come non lo favorisce il fatto che la Juve gioca solo una partita a settimana. Mi dispiace vederlo così poco, perché so che potrebbe darci ancora molto. Spero solo che abbia qualche opportunità per dimostrarlo. Lui resta il nostro Capitano, e su questo non ci devono essere dubbi.

domenica 16 ottobre 2011

Tifosi con la memoria corta


Su alcuni siti sportivi sto leggendo diversi commenti di tifosi juventini che dicono che il tempo di Del Piero è finito e dovrebbe lasciare spazio agli altri. Allora voglio dire una cosa a questi pseudo tifosi della vecchia signora.
Del Piero non ha mai creato un solo problema di spogliatoio. Sono anni che periodicamente deve fare i conti con la panchina, eppure non si è mai lamentato pubblicamente di questo. Col Milan non ha giocato un solo minuto, eppure so quanto ci tenesse a scendere in campo anche solo per venti minuti. Però non ha fatto una polemica, neanche una. Anzi, si è congratulato pubblicamente per la prestazione della squadra. I giornalisti tempo fa dicevano che non sapeva accettare la panchina, ma lui non ha mai fatto polemiche pubbliche per questo. Certo, come tutti vuole giocare, ma sarebbe un problema se non volesse giocare. Non gli ho mai sentito dire davanti a un microfono una frase stonata, anche quando le cose non giravano a suo favore. Si è sempre comportato da vero Capitano, ha sempre rispettato le logiche del gioco di squadra, non ha mai fatto prevalere le sue esigenze rispetto a quelle del gruppo. Non ha mai fatto sceneggiate per una sostituzione, come invece capita spesso a Roma, dove tutto è concesso (o almeno lo era prima dell'arrivo degli americani) a un solo giocatore (indovinate chi). Negli ultimi cinque anni Del Piero ha sempre chiuso la stagione da capocannoniere della squadra. Nelle ultime due disastrose stagioni della Juventus è stato uno dei pochissimi a salvarsi. Per questo quando leggo certe critiche (farei meglio a chiamarli attacchi privi di ogni senso) contro Del Piero - fatti oltretutto da juventini (pseudo juventini?) - provo un certo disgusto. Sarebbe interessante approfondire la psicologia di certi tifosi - probabilmente lo hanno già fatto - che sembrano costantemente immersi nel presente, perdendo ogni riferimento temporale e qualsiasi capacità di contestualizzazione. Quando lo scorso marzo Del Piero segnò un gol meraviglioso e decisivo al Brescia, si sprecarono le lodi nei suoi confronti. Adesso che manca l'appuntamento col gol da un po' di tempo, si ricomincia  a dire che deve ritirarsi e lasciare spazio ai giovani. Beh, oramai dopo tanti anni che si ripetono questi discorsi, ci rido anche un po' su. D'altronde nel calcio italiano non c'è mai stato equilibrio nelle valutazioni, è sempre tutto bianco o nero. Non c'è voglia di aspettare e non c'è interesse (o capacità, non so) di fare un'analisi che vada oltre la situazione presente. Tutto è ora e soltanto ora. Ieri non esiste più.
Lunga vita al Capitano.

sabato 10 settembre 2011

Fuori l'orgoglio bianconero!


E' stata un'ora di puro spettacolo ed emozioni, un'ora che ha avuto il potere magico di cancellare le amarezze e le delusioni degli ultimi cinque anni. E' stata una cerimonia maestosa e sobria al tempo stesso, un esempio di civiltà, eleganza, stile. E' stato un modo per ricordare e celebrare i centoquattordici anni di storia bianconera e per aprire la porta alla nuova casa, al futuro. Un futuro che dovrà essere all'insegna della tradizione vincente della Juventus. E' stata una cerimonia festosa, gioiosa, ma al tempo stesso profonda, soprattutto quando si sono ricordati i momenti tragici della storia del club, come la strage dell'Heysel del 29 maggio 1985. Non era facile riuscire a fondere gioia e dolore con tanta eleganza. La chiacchierata in mezzo al campo tra Del Piero e Boniperti è stato un momento indimenticabile per chi ama la Juventus. Boniperti che emoziona e arringa il pubblico: «La mia vita nella Juventus è iniziata il 4 giugno 1946 e sono ancora qui dopo 65 anni per abbracciarvi tutti e farvi i miei auguri e ricordare ai giocatori che vincere non è importante ma è l'unica cosa che conta». Fantastico.
Molto bello anche il discorso di Andrea, che ha riacceso l'orgoglio del popolo bianconero: «Noi siamo la gente della Juve. Siamo gente che si riconosce quando si guarda negli occhi. Occhi che sanno accettare i risultati conseguiti sul campo. Un prato come questo ci ha consacrato ventinove volte campioni d'Italia, due volte campioni d'europa e due volte campioni del mondo!».
Proprio perché gli scudetti sono ventinove sarebbe stato bello vedere anche Moggi e Giraudo in tribuna ad assistere alla cerimonia. In pochi ricordano che il progetto del nuovo stadio è partito da loro. Era doveroso invitarli, ma nessuno ha osato tanto. Probabilmente Elkann ha messo il veto.
Per il resto, serata magnifica.

giovedì 8 settembre 2011

Del Piero, l'Araba fenice

Cosa avrebbe potuto fare senza quell'infortunio? E' una domanda che ho sentito fare tante volte in questi anni. Ma è un genere di discorso che non mi affascina. Lo trovo inutile. Non mi piace e non mi è mai piaciuto ragionare con i se. Quel maledetto pomeriggio di Udine in cui il ginocchio fece crack c'è stato, punto e basta. E' vero, era un giocatore meraviglioso prima dell’infortunio. Ma lo è stato ancora di più dopo.
La fase di recupero non fu facile, a livello fisico e mentale. Sembra una cosa da nulla, ma quando sei il giocatore più forte del mondo e ti trovi a fare i conti con un infortunio di quel tipo, beh, non dev'essere semplice. E infatti non fu semplice. Ci sono stati momenti duri e, diciamolo pure, molto duri. Ci sono state tante, troppe critiche. Nessun altro giocatore italiano si è mai trovato a subire un massacro mediatico del genere, almeno nell'ultima generazione. Dopo un paio di gol sbagliati nella finale dell'europeo 2000 gliene dissero di tutti i colori, sembrava la causa di ogni male. No, non era facile tornare. Anzi, il rischio che non tornasse più era concreto.
E invece... E invece è ancora qua. Eh già. Dopo tredici anni da quel maledetto infortunio è ancora qua, a scrivere la storia del calcio. Pronto per la diciannovesima stagione con gli stessi colori di sempre, il bianco e il nero. Dall'esordio al Comunale, al mitico Delle Alpi, passando per l'Olimpico di Torino. Stasera debutterà nel quarto stadio da quando è bianconero, nell'impianto del futuro, uno dei più moderni al mondo e il primo di proprietà della Juventus. Lascerà il suo segno anche nella casa del futuro. Una maglia, quattro stadi. Un record imbattibile. Uno dei suoi tanti record.
Numeri di un campione. Un fuoriclasse, direbbe Marcello Lippi.

sabato 4 giugno 2011

Primo post!

Ciao a tutti ragazzi! Questo è il primo blog che apro e questo è il primo post che pubblico. Sono molto contento di scriverlo.
Allora, inizio subito col dire che in questo blog parlerò soprattutto di sport, la mia grande passione. Ma non solo, parlerò anche di altre cose. Mi piace seguire l'attualità, vivere nel presente e informarmi su quello che succede; quindi, se ci saranno cose al di là dello sport che mi colpiscono e che mi fanno pensare, le condividerò con voi.

In questo mio primo post vorrei spiegare perché ho deciso di chiamare il mio blog aspettandogodot10. Aspettando Godot è una famosa opera teatrale di Samuel Beckett, scrittore e drammaturgo irlandese, scritta alla fine degli anni Quaranta e rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1953. Il personaggio chiave dell'opera è proprio un certo signor Godot, che si fa attendere per tutta l'opera e che alla fine non entra mai in scena. Il dramma è tutto giocato sull'attesa, un'attesa continua e senza fine, un'attesa che si esaurisce in se stessa. Il tanto atteso Godot non arriverà mai.
Ecco, voi vi chiederete cosa c'entra tutto questo con il blog. C'entra per tanti motivi. Mi sono sempre piaciute le storie, quelle belle, cariche di significato, quelle che vorresti vivere e verso le quali si prova tanta ammirazione. Queste storie spesso si trovano anche nello sport, e sono storie bellissime. Ve ne racconto una.

Un giorno, era il 24 agosto del 2000, Gianni Agnelli, allora presidente della Juventus, di fronte alla solita schiera di giornalisti in attesa di catturare qualche sua parola, si divertì a creare un nuovo soprannome per un suo giocatore. L'Avvocato aveva l'abitudine di caratterizzare i propri giocatori con dei nomignoli o delle espressioni molto particolari, che diventavano poi dei veri e propri marchi di fabbrica impressi per sempre su quel giocatore . Di Zibì Boniek disse che era il bello di notte, di Aldo Serena disse che era bravo dalla cintola in su, di Michel Platini disse lo abbiamo comprato per un tozzo di pane e lui ci ha messo sopra il foie gras, definì Roberto Baggio coniglio bagnato. Ma quel giorno l'Avvocato trovò un soprannome diverso. Disse: "Se dovessi dare un soprannome adesso a Del Piero lo chiamerei Godot, e voi sapete bene il perché". Il perché in effetti era molto chiaro. Dopo il 1998, dopo quel terribile infortunio al ginocchio sinistro dell'8 novembre 1998, Del Piero faticò non poco a ritrovare il vecchio smalto. Il punto più basso lo toccò agli europei del 2000, nella finale contro la Francia, dove sbagliò due gol davanti a Barthez e fu additato da tutti come il principale responsabile della sconfitta azzurra. Pinturicchio, come lo aveva definito lo stesso Gianni Agnelli qualche anno prima per le sue prodezze, adesso era diventato Godot, quello che si fa attendere e che non entra mai in scena, o per lo meno non entra mai in scena da protagonista. Raccontata così la storia non ha niente di speciale, anzi. Ma se portiamo avanti il tempo di dieci anni (quasi undici ormai) rispetto a quel 24 agosto 2000, allora la storia diventa bellissima. E' la storia di un ragazzo che nel momento più basso ritrova se stesso e si rilancia, si rilancia da grandissimo campione, nonostante tutte le critiche e tutti gli attacchi. Dopo tanti anni Del Piero è sempre alla Juventus, capitano, leader, bandiera, detentore di tutti i record pricipali di una delle società di calcio più prestigiose al mondo.
E' una bella storia, una storia di sport e una storia di vita. E' la storia di Godot.