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sabato 19 gennaio 2013

Poker australiano


Mentre la Juve sta affannosamente cercando l'attaccante che non ha saputo trovare (se preferite trattenere) questa estate, dall'altra parte del mondo Del Piero segna 4 gol (più un assist). Dopo otto triplette con la Juve, il primo poker della sua carriera al Sydney. Gli anni passano, la qualità resta.
Finale: Sydney-Wellington Phoenix 7-1.

domenica 30 settembre 2012

L'ambasciatore del calcio


Prima di prendere la sua decisione e renderla nota al mondo intero deve avere riflettuto a lungo quest'estate, Del Piero. Deve avere ripensato alla sua storia con la Juventus, alle vittorie e alle sconfitte, ai gol fatti, alla fascia di capitano, ai record. Diciannove anni sono tanti, tantissimi per giocare a calcio con la stessa maglia, e lasciano dentro tante emozioni, tanti ricordi. Avrà provato nostalgia, ripensandoci.
Forse proprio per questo alla fine ha scelto di continuare a giocare a 15mila chilometri di distanza da Torino, per scacciare la nostalgia e i ricordi e ripartire da capo. Ha scelto Sydney, l'Australia, dopo averci pensato un'estate intera. Poteva rimanere nel calcio che conta, lo volevano il Southampton e il Liverpool dalla Premier, il Celtic dalla Scottish League, il Malaga dalla Liga. Ma Del Piero ha preso tutti controtempo, con una delle sue finte micidiali, e ha scelto l'Australia. Non per soldi, come qualcuno ha scritto: l'Asia e gli Emirati avevano pronte offerte faraoniche per lui, ma Del Piero le ha tutte rifiutate, cortesemente si capisce.
Ha scelto Sydney, «qualcosa che non avesse punti di contatto con la Juventus», per rispetto. Andrà a scoprire una città bellissima e un continente in cui la qualità della vita è altissima. Si porterà dietro la famiglia, farà un'esperienza irripetibile e si confronterà con una nuova lingua e nuove culture. Ne uscirà arricchito, sicuramente. Il Sydney gli ha cucito addosso il ruolo di ambasciatore del calcio australiano e lo ha fatto sentire importante. Del Piero ha apprezzato e ripagherà sul campo. Perché chi lo conosce sa che non è andato in Australia per riposare: «Non sono venuto qui per finire la mia carriera ma per iniziarne una nuova», le prime parole dopo essere sceso dall'aereo. Per rendere l'idea, Del Piero si è portato dietro Giovanni Bonocore, il personal trainer che da anni ne cura la preparazione nei minimi dettagli. Non è andato per fare vacanza, anche gli australiani se ne accorgeranno presto.
Giocherà in celeste, dopo una vita in bianconero, e lo farà dall'altra parte del mondo. La gente non si è stancata di lui, e Mediaset ha annunciato di avere comprato i diritti delle 27 partite del Sydney, che trasmetterà in diretta. Sabato prossimo, ore 8.30 italiane, Pinturicchio debutterà con la sua nuova squadra. In molti, dall'Italia, saranno davanti al televisore per vedere ancora il vecchio campione, il capitano. Gli australiani invece inizieranno a scoprirlo, perché per loro Pinturicchio è solo un marziano venuto a giocare a calcio da molto lontano. Si farà conoscere e apprezzare, Del Piero. Come ha sempre fatto.

sabato 30 giugno 2012

Finisce l'era Del Piero. Alla Juventus.


Si chiude così il cerchio, oggi 30 giugno 2012. Da domani, dopo diciannove anni tutti in bianconero, Del Piero sarà un giocatore senza contratto e senza squadra. Finisce ufficialmente la sua storia con la Juventus, dopo che nella sostanza si era già conclusa lo scorso 20 maggio, finale di Coppa Italia. Si sta cercando una nuova casa Pinturicchio, lontano da Torino e lontano dall'Italia. Forse la troverà dall'altra parte del mondo, in America, o forse ci sarà il colpo di scena e rimarrà in Europa. «Non ci sono situazioni concrete, ma tante ipotesi che stiamo vagliando: qualcosa è già uscito fuori, qualcosa ancora no. Non conta il campionato, ma il progetto. Alessandro ha sempre detto che gli Usa esercitano un fascino particolare», parla così suo fratello e procuratore Stefano. Intanto Del Piero si gode le vacanze e lascia tutti i discorsi contrattuali in mano al suo staff.
Il ritorno alla Juventus nei panni di dirigente non è vicino come molti ingenuamente pensano. Del Piero è nato per giocare, come lui stesso ama ripetere. E giocherà ancora, lo farà più a lungo di quanto la gente creda. La sfida sportiva che da un po' lo anima più di ogni altra cosa è quella contro il tempo. Riuscire a rimanere competitivo nonostante gli anni, questa adesso è la sua grande scommessa. E ovviamente continuare a divertirsi facendo la cosa che più gli piace fare: «Oggi sono uno di quei bambini che può comprarsi tutti i giochi che vuole, ma tanto il suo preferito resta il pallone». E ancora: «Per fare il dirigente ho una vita davanti, sempre che lo farò e sempre che me lo chiedano». Rispose così Del Piero, lo scorso 13 maggio, dopo aver giocato la sua ultima partita allo Juventus Stadium, a chi gli chiedeva se non fosse disposto a cambiare il suo ruolo pur di rimanere alla Juventus. Risposta inequivocabile, con tanto di stilettata finale diretta a chi già quest'anno gli aveva preparato un posto nel museo bianconero, non in campo. Del Piero giocherà ancora, come ha fatto quest'anno, anzi più di quest'anno (in cui nonostante tutto ha messo a segno altri gol decisivi). E la Juventus da parte sua non ha alcuna intenzione di richiamarlo a casa, neanche in altra veste: troppo grande Pinturicchio perché qualcuno gli faccia spazio.
Si separano così le strade di Del Piero e della Juventus, ufficialmente e chissà per quanto tempo. A Del Piero mancherà la Juventus, ma alla Juventus mancherà Del Piero. Moltissimo, e un giorno se ne accorgerà. Forse quel giorno lo richiamerà a casa. Forse. Sarà solo il tempo a dirlo.

Il saluto di Ale sul proprio sito. Grazie Ale, sempre al tuo fianco.

mercoledì 23 maggio 2012

A chi il numero dieci?

«È bello che tutti i bambini possano sognare di giocare con una maglia che in 113 anni è stata vestita da grandissimi campioni. La Juve c'è stata, c'è e ci sarà a prescindere da Alessandro Del Piero». Alessandro Del Piero

Ora anche l'ultima pagina del libro è stata scritta. 19 anni di Juve, 705 partite, 290 gol; otto scudetti, una promozione dalla serie B, una Coppa Italia, quattro supercoppe italiane, una Champions League, una Supercoppa europea, una Coppa Intercontinentale. Questi i numeri finali di una storia che, è scontato dirlo, va ben oltre i numeri.
Domenica notte il cerchio si è chiuso e ora anche Del Piero è diventato un grande classico della storia bianconera. L'uomo dei record, quasi tutti, il riferimento per ogni calciatore che veste e vestirà la maglia della Juventus. Giocherà ancora Pinturicchio, lo farà lontano da Torino e lontano dall'Italia: non poteva che essere così. Inghilterra o USA le alternative. Venerdì prossimo, in occasione della conferenza stampa convocata dallo stesso Del Piero, sapremo probabilmente qualcosa di più sul suo futuro.
Volta pagina dunque, Del Piero. E con lui la Juventus, che adesso si trova a gestire il complicato periodo del post Del Piero. Agnelli ha programmato già da molto tempo questa situazione, come dimostra l'annuncio dello scorso ottobre: la Juventus ha avuto quindi tutto il tempo per organizzare il proprio futuro senza il suo capitano. Girano grandi nomi: Van Persie, Higuain, Cavani. Ma al momento il favorito per vestire la maglia numero dieci sembra Marco Verratti, un ragazzino che si è fatto notare nella grande stagione del Pescara di Zeman. Sarebbe suggestivo vedere un ragazzo che deve ancora compiere vent'anni e che deve ancora debuttare in serie A vestire la maglia numero dieci di Del Piero. Molto suggestivo e molto pericoloso. Perché questa maglia è molto pesante, soprattutto alla Juventus e ancora di più oggi che nella mente di tutti è legata a doppio filo a Del Piero. Non basta avere talento per avere il dieci, ci vuole personalità, molta. Se non si trova sulle spalle giuste, questo numero può diventare un problema, un peso troppo grande. La Juve non deve avere fretta e se non troverà l'uomo giusto non deve avere paura ad aspettare anche una stagione, il che non vuol dire ritirare la maglia. Il dieci è il numero benedetto per eccellenza, quello dei campioni, quello che hanno portato sulle spalle Pelè e Maradona. Per i bambini è la maglia da farsi regalare, per tutti è la maglia dei sogni. Giustissimo non ritirarla. Ma attenzione a non trasformare questo numero in una maledizione.

giovedì 17 maggio 2012

I pensieri del minuto cinquantasei


Una partita, una sola partita, e poi calerà il sipario sulla storia tra Del Piero e la Juventus. Una storia lunga diciannove anni sulla quale domenica in tarda serata verrà scritta la parola fine. Stavolta davvero, non c'è più spazio per speranze o colpi di scena. Del Piero ha già lasciato la sua casa, lo Juventus Stadium, domenica scorsa: il padrone non lo voleva più e lui se ne è andato così, nel suo stile, sommerso da un diluvio di applausi e dalle lacrime della sua gente. Uno spettacolo surreale perché avvenuto durante la partita, dopo il cambio con Pepe al minuto cinquantasei. Tutti lo volevano ancora Del Piero, almeno un'altra stagione, per rivederlo nelle notti di Champions e provare ancora qualche brivido con lui. Tutti, meno che Andrea Agnelli e qualcun altro all'interno della società. Una storia lunghissima, quella tra Del Piero e la Juventus, eppure c'è nell'aria quella strana sensazione che sia finita troppo presto, e comunque nel modo sbagliato. Con quell'annuncio del presidente agli azionisti, lo scorso ottobre, senza stile, senza rispetto, fuori tempo. Per questo domenica la gente ha applaudito così a lungo e si è commossa fino alle lacrime, al momento della sostituzione di Del Piero. Io ero lì, allo Juventus Stadium, e quel rumore, così avvolgente, forte, pulito, non lo posso scordare. Credo ci siano tante cose dietro a questa straordinaria dimostrazione di affetto. C'è il giocatore Del Piero, e questo è ovvio. C'è la persona Del Piero, che tutti hanno imparato a conoscere, chi più chi meno, e ad apprezzare. Ma c'è anche il tempo che passa. Ci sono diciannove anni che se ne sono andati, e te ne accorgi lì, al minuto cinquantasei di una partita di calcio. Vedi il tabellone delle sostituzioni con sopra quel numero, il 10, e ti rendi conto che il tempo è volato, e ti scorre davanti agli occhi il film di un bel pezzo della tua vita. E poi c'è, come dicevo, la sensazione che questo sogno poteva continuare ancora, almeno un altro anno. Perché Del Piero ha dimostrato di essere ancora in grado di decidere le partite, nonostante lo scarsissimo impiego. Quel gol alla Lazio è il più importante della stagione, anche se qualcuno faticherà ad ammetterlo.
Finisce così questa storia che nessuno avrebbe mai voluto finisse. Con Del Piero che giocherà l'ennesima finale della sua carriera, quella della Coppa Italia, domenica prossima, a Roma. Di nuovo a Roma, come il 22 maggio 1996, quando la Juventus sconfisse l'Ajax ai calci di rigore e alzò al cielo la sua seconda, e al momento ultima, Coppa dei Campioni. In quella partita Del Piero era titolare, e lo sarà anche domenica prossima, sedici anni dopo. Il cerchio si sta per chiudere.

mercoledì 18 aprile 2012

Il tramonto in bianco e nero

Dica la verità: avrebbe preferito finire la carriera alla Juve.
«Era quello che sognavo. Questi vent’anni sono stati ricchi di emozioni, con momenti straordinari e a volte duri: ho provato il brivido di scrivere quasi tutti i record bianconeri. Ormai però le cose sono cambiate»
(tratto dall'intervista a Del Piero sul numero 16 di Vanity Fair)
Manca solo il finale, e tra poco più di trenta giorni conosceremo anche quello. Poi si aprirà il libro dei ricordi, e non ci sarà più bisogno di aggiornarlo con altre presenze, gol, record. Le parole di Del Piero a Vanity Fair sono molto amare e ci dicono molto su come abbia vissuto questa sua ultima stagione in bianconero («la più difficile della mia carriera»). L'ha vissuta ai margini, come mai gli era successo prima, trovandosi ad affrontare una situazione nuova, forse sorprendente ma non imprevedibile, perché i rapporti con Agnelli erano tesi da tempo e lasciavano intravedere un futuro decisamente incerto. Lo scorso anno la società fece passare quattro lunghi mesi prima di rinnovargli il contratto in scadenza. Quella che doveva essere una formalità si trasformò in un tormentone. Si aspettò fino al 5 maggio, cercando di coprire dietro a quella data tanto cara al mondo juventino (ricorderete il 5 maggio 2002) un'attesa estenuante e immotivata. Prima della firma chiesero a Del Piero se il suo futuro sarebbe stato ancora in bianconero. Lui, con eleganza, rispose: «La società ha detto che le porte sono aperte. Bisogna vedere se per entrare o per uscire». Il feeling con Agnelli non è mai sbocciato. Alcuni dicono che la colpa sia di un video pubblicato su youtube, in cui lo stesso Del Piero annunciava ai fan che avrebbe firmato in bianco un nuovo contratto con la Juventus. La società si sarebbe sentita scavalcata e adesso starebbe consumando la sua lenta vendetta. Quali che siano i motivi, sono probabilmente pretestuosi e nascondono strategie più profonde.
Non realizzerà quindi il suo sogno Pinturicchio, quello di chiudere la carriera con la stessa maglia di sempre. Ma l'impressione è che abbia vinto lo stesso, perché lo hanno scaricato sì, ma lui ha dimostrato (ma scusate cosa deve dimostrare ancora?) di essere un campione puro, capace di decidere le partite nel momento più caldo della stagione. Forse rimarrà a giocare in Europa, o forse andrà in America o chissà dove. Sicuramente giocherà ancora, come dice il titolo (Giochiamo ancora) del suo libro autobiografia in uscita il prossimo 24 aprile. La vita continuerà anche senza la Juve, e dopo il 20 maggio inizierà la sua nuova avventura: «Non so immaginare il mio futuro, è un cambiamento enorme e un po’ mi spaventa, perché sarebbe come andare via di casa una seconda volta. Ma lo vivo come i videogiochi che mi piacevano da ragazzino: un nuovo livello da superare».
Da ieri sulla pagina facebook di Del Piero campeggia la foto di un tramonto. Il tramonto di una storia sportiva tutta in bianconero, o quasi. In bocca al lupo, campione.

venerdì 13 aprile 2012

E ora? #3


Mi fa piacere che adesso spuntino tutti fuori a chiedere il rinnovo, perché io lo chiedevo anche quando c'era un silenzio assordante. Come si diceva da tempo, con quell'uscita di ottobre Agnelli non ha risolto nulla. Se pensava che Del Piero fosse finito, Del Piero gli ha risposto sul campo. Se pensava di chiudere sul nascere ogni nuovo tormentone sul rinnovo, la sua mossa si è rivelata un boomerang perfetto. La lezione più bella che ha dato Del Piero in questa stagione non sono i gol, ancora una volta decisivi. E' stata la sua umiltà nell'avere accettato la panchina, nell'avere accettato i cinque minuti col Genoa e i tre minuti col Napoli all'andata. Tutto questo senza fiatare, per il bene della Juventus. Ha aspettato il suo momento, e adesso è arrivato. Giù il cappello.
E a questo punto del contratto facciano loro (Agnelli & company), perché comunque vada ha vinto ancora lui, Del Piero. Fatevene una ragione.

giovedì 12 aprile 2012

E ora? #2


Comunque vada ha vinto lui. Se rinnoveranno avrà vinto lui, e se non rinnoveranno avrà vinto lui lo stesso. Facciano loro.

lunedì 26 marzo 2012

E ora? #1

Se ne è stato lì, silenzioso, nel pieno della partita, guardandosela dalla panchina. Gli sono piovute addosso critiche, ma del resto, è così da una vita. Lui zitto, abbassa la testa e aspetta il suo momento, probabilmente come faceva da bambino nei campetti di calcio. Si ritaglia uno spazio, quasi non lo si nota, "tanto ormai è finito", dicono. Mentre chi crede in lui ci spera, perché a sperare lo impari solo da quei giocatori scomodi, dati troppe volte per finiti. Entra. Segna. Gli avvoltoi si dileguano di nuovo, o peggio ancora si mimetizzano. E ora li senti, lo elogiano per il giocatore che è. Ma tra una settimana si saranno già dimenticati di questo gol, e avranno dimenticato anche tutti gli altri. E tu, zitto come sempre, sarai pronto a far sentire ancora, anche solo per un attimo, la gioia di un gol. Non a loro, ma a chi, come me, ha visto qualcosa di bello in te, Alessandro Del Piero.

martedì 20 marzo 2012

Finale!

La Juve non muore mai. Questo giocatore non muore mai. Il 20 maggio giocheremo di nuovo una finale dopo tanto tempo. Siamo tornati sulla strada giusta. Grandi ragazzi!

Dietro la semifinale

Solo chi ha vissuto in prima linea l'estate 2006 e ciò che è venuto dopo può capire perché noi juventini diamo tanto valore a questa semifinale. Qualcuno potrà pensare che siamo caduti in basso ed è libero di crederlo. Forse qualcuno ci compatirà se diciamo che seguiremo questo Juventus-Milan come se fosse una semifinale di Champions League. Ma onestamente non ci importa molto di questo.
Nessuno di noi si è dimenticato le grandi notti di Champions, e non ci siamo dimenticati che la Coppa Italia è il trofeo meno prestigioso. Ma soprattutto, non ci siamo dimenticati cos'è la Juventus. Se non avete vissuto gli ultimi sei anni dalla nostra prospettiva, difficilmente potrete capire perché assegniamo un valore così alto a questa partita. E' un valore simbolico più che materiale, perché questa è la partita del riscatto, dopo anni passati in un inferno sportivo nel quale siamo stati brutalmente cacciati senza spiegazioni degne di questo nome. Ci giocheremo dopo molto tempo l'accesso a una finale e solo questo è un motivo di grande orgoglio. Questa sfida dà un senso e una nuova spinta al percorso di ricostruzione che con grande difficoltà la Juventus ha finalmente intrapreso. Indipendentemente da come finirà la semifinale, siamo sulla strada giusta. Questa sfida è lì  dimostrarlo.
Giocherà Del Piero dal primo minuto, in quella che potrebbe essere la sua ultima grande notte con la maglia bianconera. Lui che ha vissuto in prima persona il 2006 e tutto l'umiliante periodo successivo. Lui che è il capitano, la storia, e per qualche settimana ancora, il presente della Juventus. Lui, Pinturicchio. Basterebbe questo per spiegare Juventus-Milan di questa sera. Non una semplice semifinale di Coppa Italia. Una partita speciale.

venerdì 3 febbraio 2012

Del Piero-Juve, meno cento?


13 maggio 2012, ultima giornata di campionato.
20 maggio 2012, finale di Coppa Italia.

E così oggi mancano cento giorni all'ultima partita di campionato. Questo significa che mancano cento giorni alla partita d'addio di Del Piero. Volendo essere ottimisti, possiamo spostare questo appuntamento di sette giorni, al 20 maggio, data della finale di Coppa Italia, competizione per la quale la Juventus è ancora in corsa. Ma la sostanza cambierebbe di poco. Cento o centosette giorni che siano, il lunghissimo binomio Del Piero-Juventus sta vivendo gli ultimi momenti. A meno che...

A meno che il presidente Agnelli non decida di tornare sui propri passi, compiendo un grande gesto di umiltà e intelligenza. Come già ho scritto, credo che Agnelli abbia commesso un errore lo scorso ottobre, congedando Del Piero con sette mesi di anticipo dalla scadenza del contratto. Un errore di stile e di sostanza, ma non un errore irrimediabile. Tutto dipenderà dalla voglia che il giovane presidente della Juventus avrà di tornare sulle proprie decisioni e di cambiare quel futuro che per il momento sembra avere già scritto. Analizzando lucidamente la situazione, è difficile trovare una sola controindicazione ad un eventuale rinnovo del capitano bianconero fino al giugno 2013. Mi spiego.
Il giocatore ha un ingaggio di un milione e non rappresenta dunque un peso economico per la società. Lo era sicuramente Amauri, fuori rosa e fuori dal progetto ma con uno stipendio netto di quattro milioni, ma non lo è né lo sarà mai Del Piero. Dal punto di vista economico, quindi, nessuna controindicazione. Dal punto di vista tecnico e dal punto di vista fisico, il giocatore ha dimostrato di esserci ancora e di poter dare una mano importante nei momenti di bisogno. Ma soprattutto la grande prova che Del Piero sta dando in questa stagione è quella di essere un vero uomo squadra, un capitano impeccabile nonostante lo scarsissimo minutaggio. E proprio quest'ultimo aspetto è stato sottolineato più volte anche dallo stesso Conte. Considerando poi che la Juventus tornerà probabilmente a disputare la Champions League nella prossima stagione, l'esperienza di Del Piero all'interno di un gruppo piuttosto giovane, e con poca pratica di partite a livello internazionale, potrebbe essere fondamentale anche il prossimo anno. Tutti buoni motivi per prolungare di un anno ancora.
Ad oggi possiamo dire che sono iniziati gli ultimi cento giorni di Del Piero alla Juventus, ma le cose potrebbero cambiare, nonostante le certezze che sembrano avere quasi tutti sull'addio di Pinturicchio a fine stagione. Se c'è una cosa che ho imparato è che nel calcio tutto può cambiare in un solo giorno. Figuriamoci in cento giorni. L'unica cosa certa è che la palla in mano ce l'ha Agnelli.

mercoledì 18 gennaio 2012

Del Piero non merita questo

2 novembre 2011. Parla Pavel Nedved: «Sinceramente non posso vedere un campione come Del Piero finire in panchina o in tribuna. Un campione deve finire in piedi giocando le partite».

Presto Antonio Conte dovrà prendere una decisione molto delicata. E' questione di pochi giorni, il tempo che Quagliarella recuperi definitivamente dall'infortunio allo zigomo rimediato nella prima partita dell'anno. A quel punto i cinque attaccanti saranno tutti a disposizione dell'allenatore leccese, che si troverà nella condizione - gradevole e sgradevole al tempo stesso - di dover mandare in tribuna prima di ogni partita uno tra Matri, Borriello, Vucinic, Quagliarella e Del Piero. Non è in realtà una prospettiva che preoccupi più di tanto Conte, se pensiamo che è stato lui stesso a volere fortemente l'arrivo di Borriello. Fatto sta che l'abbondanza nel reparto offensivo potrebbe portare ad un'esclusione clamorosa, quella di Alessandro Del Piero. Clamorosa perché se ormai alcuni si stanno abituando a vedere Del Piero in panchina, nessuno è ancora abituato a vederlo in tribuna per scelta tecnica. Una possibilità che spero non si realizzi, perché si parla di un giocatore che è la bandiera della Juventus, e - per chi come me lo crede ancora - di un campione. Una possibilità che, come tale, potrebbe dunque non concrettizzarsi. Per esempio, escludendo Krasic ed Elia - giocatori sui quali la Juventus non sembra più puntare (sul primo in modo evidente, sul secondo a dire il vero non ho ben capito quale sia la posizione del club) - si libererebbe un posto in panchina che consentirebbe a Conte di convocare tutti e cinque i suoi attaccanti, senza doverne mandare in tribuna nessuno.
La stagione di Del Piero è stata molto strana fino ad oggi. Titolare e in campo per 70 minuti nella prima partita vittoriosa della stagione contro il Parma, nel debutto allo Juventus Stadium. Da quel momento tantissima panchina, qualche spezzone di partita e l'impiego per 5 minuti contro il Genoa e per 3 (!) contro il Napoli. In mezzo una dichiarazione inutile e fuori luogo di Agnelli, che di fatto gli ha sbattuto la porta in faccia. Ora, come se non bastasse, lo spettro della tribuna.
Gli ottimi risultati della Juventus e l'intelligenza di Del Piero hanno impedito che scoppiasse un caso. Però, da qualsiasi punto la si voglia vedere, la situazione è stata gestita non male, di più dalla società bianconera. Il punto non è la mancanza di riconoscenza - la riconoscenza nel calcio, e probabilmente nella vita, non esiste - il punto è che i vertici della Juventus stanno mancando di rispetto alla bandiera Del Piero, e ancor prima, alla persona Del Piero. La società non può e non deve trattarlo così, a maggior ragione ora che la sua strada e quella della Juventus stanno per dividersi dopo 19 anni. L'addio di Del Piero alla Juventus sarà comunque amaro, perché chi ama il calcio vorrebbe sempre vederlo correre sul campo da gioco con la maglia bianconera. Ma in questo modo rischia di diventare amarissimo, e non per colpa sua. Citando Nedved: «Un campione dovrebbe finire in piedi giocando le partite».

martedì 10 gennaio 2012

Henry e Scholes, il ritorno delle leggende


E sono 227 con la maglia dell'Arsenal per Thierry Henry!

E' incredibile quello che è successo negli ultimi giorni nel calcio britannico. Incredibile ed emozionante. Sì perché, pazzesco anche a dirsi, Thierry Henry e Paul Scholes sono tornati a vestire le maglie che li hanno consacrati. Henry è tornato all'Arsenal dopo cinque anni passati a giocare lontano da Londra, e Scholes è tornato a giocare per il Manchester United dopo aver annunciato il ritiro lo scorso giugno. Pare che Ferguson lo abbia chiamato al telefono dicendogli: «La verità è che abbiamo ancora bisogno di te, che fai torni a darci una mano?». Detto, fatto. Scholes è tornato e Ferguson lo ha già schierato nell'ultima mezzora della partita vittoriosa contro gli acerrimi rivali del Manchester City, valida per l'accesso al quinto turno di Fa Cup. E se il ritorno di Scholes è stato memorabile, quello di Henry è leggendario. A 1768 giorni dalla sua ultima apparizione con la tenuta dei Gunners, Titì si è ripresentato all'Emirates Stadium. Al suo ingresso un boato da brividi. E al suo gol, il numero 227 con la maglia dell'Arsenal - segnato dopo dieci minuti dal suo ingresso in campo - tifosi in delirio. Sì perché questi non sono solo grandi giocatori, sono bandiere purissime - come ne rimangono ormai poche nel mondo del calcio - che hanno lasciato il segno nel cuore della gente. Dicono tutto le parole di Henry: «Tornare qui è qualcosa di irreale a essere onesti, ma per me l'Arsenal è una questione di cuore. Non sono qui per fare l'eroe o per dimostrare chissà cosa, sono qui per dare una mano viste le assenze di Gervinho e Chamakh. Farò tanta panchina, la squadra sta facendo bene, ma sono pronto a dare una mano».
Così invece Ferguson sul ritorno di Scholes: «E' fantastico che Paul abbia preso questa decisione. E' sempre triste vedere grandi giocatori concludere la carriera, specialmente quando è così presto. Ma lui si è sempre tenuto in forma e ho sempre pensato che potesse fare un'altra stagione». Scholes ha 37 anni, ma Ferguson sa guardare oltre l'età di un giocatore e sa quanto sia importante avere in rosa giocatori con la sua esperienza, la sua classe e il suo attaccamento alla maglia. A proposito: qualcuno a Torino dovrebbe prendere nota.
Signori, non importa per quanto giocheranno ancora. Quello che conta è che sono tornate due autentiche leggende.

giovedì 29 dicembre 2011

Dietro le parole di Del Piero

Oggi si è tenuta la terza edizione del "Globe Soccer", la rassegna che ogni anno riunisce a Dubai il meglio del calcio mondiale. Durante la conferenza stampa che ha preceduto la consegna dei premi, Del Piero - che ha ritirato l'oscar alla carriera - ha stupito molti pronunciando queste parole: «Giocherò ancora dieci anni, non sono mai stato così bene e così in forma. Non penso al futuro ma a fare il mio mestiere, proprio per questo non coltivo altre intenzioni».
Se prendessimo alla lettera queste dichiarazioni, certo che dovremmo stupirci! Del Piero ha oggi 37 anni, e stando alle sue parole, dovrebbe giocare fino a 47 anni. Cosa che ovviamente non succederà, ed è lui per primo a saperlo. Non è la prima volta, nell'ultimo periodo, che Del Piero rilascia dichiarazioni di questo tipo: anche in occasione della sponsorizzazione di un nuovo modello di scarpetta tecnologica - qualche settimana fa - Del Piero non mancò di dire che avrebbe giocato ancora a lungo. E infatti, salvo inaspettati cambiamenti di programma, dovremmo vederlo su un campo da calcio fino a 40 anni o quasi. Con buona pace dei critici.
Probabilmente però dietro le parole di Del Piero c'è anche un messaggio alla dirigenza bianconera, e in particolare una risposta indiretta (ma neanche tanto indiretta) ad Agnelli, che lo scorso ottobre lo aveva di fatto mandato in pensione anticipata, annunciando davanti all'assemblea degli azionisti che questa sarebbe stata la sua ultima stagione alla Juventus. Come ha detto oggi Tacchinardi intervenendo a "Radio Sportiva": «Non credo che Del Piero voglia giocare ancora dieci anni. Ma fa bene a parlare così. Leggo le sue parole come un messaggio: "Io ci sono, voglio rimanere ancora alla Juve, sono integro e sano"». Per poi aggiungere: «Mezz'ora-un tempo Alex ha ancora la forza per starci, non sono solo parole. Un Del Piero in queste condizioni può ancora far comodo al nostro campionato, sarebbe un peccato se andasse a giocare in America come si dice». Parole molto condivisibili.
L'esperienza, il carisma, ma anche la disciplina, il rispetto delle regole che non è mai mancato, oltre all'integrità fisica e alla voglia che ancora oggi ha Del Piero dovrebbero spingere Agnelli a tornare intelligentemente sui suoi passi. In Inghilterra, il 38enne Ryan Giggs, storico centrocampista del Manch.Utd, sta per rinnovare il suo contratto con i Red Devils fino al giugno 2013. A volte si deve saper guardare oltre i dati anagrafici.

domenica 27 novembre 2011

La Juve ha ritrovato l'anima


Uso le parole di Del Piero: "Soffro ma questa è una grande Juve". Complimenti a Conte, complimenti ai ragazzi che corrono come dei matti e danno tutto per 90 minuti più recupero. L'anno scorso dopo una sconfitta fuori casa col Lecce dissi che non volevo più vedere una squadra che giocava in quel modo. Senza cuore, senza voglia, senza grinta, senza nulla. A fine partita i giocatore potevano anche non farsi la doccia, perché non avevano sudato. Quest'anno nessuno può lamentarsi di questo. Tutti sputano il sangue per la Juventus, finalmente. Se c'è una cosa che da tifoso non tollero, è vedere i giocatori che non dimostrano attaccamento alla maglia. E' una mancanza di rispetto che non accetto, perché vestire la maglia della Juventus è una fortuna che in molti vorrebbero avere e chi viene alla Juve deve sapere cos'è la Juve. Si può sbagliare una partita, si possono vivere periodi difficili, si possono incontrare difficoltà. Questo è normale. Ma l'impegno e l'attaccamento alla maglia non devono mai mancare. E se la Juve oggi ha ritrovato un'anima, se finalmente i giocatori hanno capito cosa significa vestire la maglia bianconera, molti meriti vanno dati ad Antonio Conte.

L'unica cosa che mi rattrista è vedere così poco Del Piero. Questo modulo non lo favorisce, così come non lo favorisce il fatto che la Juve gioca solo una partita a settimana. Mi dispiace vederlo così poco, perché so che potrebbe darci ancora molto. Spero solo che abbia qualche opportunità per dimostrarlo. Lui resta il nostro Capitano, e su questo non ci devono essere dubbi.

domenica 23 ottobre 2011

Coraggio Antonio!


Si diceva che Conte avrebbe portato un gioco ultraoffensivo. Si raccontava del suo 4-2-4 come se si stesse parlando del Brasile di Pelè. "Giocheremo con 4 attaccanti, i due esterni saranno due attaccanti aggiunti", è stata una delle frasi più gettonate dell'estate juventina. E invece.
E invece succede che dopo 7 partite - 3 vittorie e 4 pareggi - ci stiamo accorgendo che la realtà è molto distante da come ce la immaginavamo. Ieri col Genoa, dopo che la Juventus era tornata in vantaggio con il secondo gol di Matri, Conte ha deciso di togliere Estigarribia, un'ala offensiva, per mettere Pazienza, un centrale di centrocampo. Il 4-4-2 (non chiamiamolo 4-2-4 per favore) si è traformato in un 4-5-1, con Vucinic e Pepe sugli esterni e Marchisio, Pazienza e Pirlo a fare i centrali, con Matri unica punta. Altro che Brasile anni '60! Conte sta confermando la migliore tradizione calcistica italiana: squadra che vince si copre e riparte. A Verona col Chievo - la partita precedente - la Juve aveva giocato 80 minuti con una sola punta. Solo negli ultimi 10 minuti, con l'ingresso di Del Piero, la squadra si era schierata con due punte, e a quel punto aveva rischiato seriamente di vincere la partita.
Riconosco a Conte di avere tra le mani un compito difficile. Se escludiamo Buffon, Pirlo e Del Piero oggi nella Juventus non c'è nessuno che ha alzato un trofeo in carriera. Manca esperienza e mi rendo conto che c'è bisogno di tempo. Quello che rimprovero a Conte è di avere smarrito negli ultimi tempi quel coraggio e quell'energia che lo hanno sempre contraddistinto, e che poi sono il motivo per cui la società lo ha scelto per ripartire dopo due annate complicate. La Juventus non può giocare come una provinciale, e a maggior ragione non può farlo davanti ai propri tifosi contro una squadra di media classifica. Passare in vantaggio col Genoa e a quel punto coprirsi (quando manca più di mazzora alla fine), sperando magari di colpire in contropiede - non è da Juve. Lippi diceva: «Ragazzi noi non andiamo in campo per vincere. Noi andiamo in campo per stravincere». So che erano altri tempi e so che era un'altra Juventus. Ma se si vuole tornare grandi, la strada è quella. Forza e coraggio Antonio!

(Ciao Sic, ci mancherai)

domenica 16 ottobre 2011

Tifosi con la memoria corta


Su alcuni siti sportivi sto leggendo diversi commenti di tifosi juventini che dicono che il tempo di Del Piero è finito e dovrebbe lasciare spazio agli altri. Allora voglio dire una cosa a questi pseudo tifosi della vecchia signora.
Del Piero non ha mai creato un solo problema di spogliatoio. Sono anni che periodicamente deve fare i conti con la panchina, eppure non si è mai lamentato pubblicamente di questo. Col Milan non ha giocato un solo minuto, eppure so quanto ci tenesse a scendere in campo anche solo per venti minuti. Però non ha fatto una polemica, neanche una. Anzi, si è congratulato pubblicamente per la prestazione della squadra. I giornalisti tempo fa dicevano che non sapeva accettare la panchina, ma lui non ha mai fatto polemiche pubbliche per questo. Certo, come tutti vuole giocare, ma sarebbe un problema se non volesse giocare. Non gli ho mai sentito dire davanti a un microfono una frase stonata, anche quando le cose non giravano a suo favore. Si è sempre comportato da vero Capitano, ha sempre rispettato le logiche del gioco di squadra, non ha mai fatto prevalere le sue esigenze rispetto a quelle del gruppo. Non ha mai fatto sceneggiate per una sostituzione, come invece capita spesso a Roma, dove tutto è concesso (o almeno lo era prima dell'arrivo degli americani) a un solo giocatore (indovinate chi). Negli ultimi cinque anni Del Piero ha sempre chiuso la stagione da capocannoniere della squadra. Nelle ultime due disastrose stagioni della Juventus è stato uno dei pochissimi a salvarsi. Per questo quando leggo certe critiche (farei meglio a chiamarli attacchi privi di ogni senso) contro Del Piero - fatti oltretutto da juventini (pseudo juventini?) - provo un certo disgusto. Sarebbe interessante approfondire la psicologia di certi tifosi - probabilmente lo hanno già fatto - che sembrano costantemente immersi nel presente, perdendo ogni riferimento temporale e qualsiasi capacità di contestualizzazione. Quando lo scorso marzo Del Piero segnò un gol meraviglioso e decisivo al Brescia, si sprecarono le lodi nei suoi confronti. Adesso che manca l'appuntamento col gol da un po' di tempo, si ricomincia  a dire che deve ritirarsi e lasciare spazio ai giovani. Beh, oramai dopo tanti anni che si ripetono questi discorsi, ci rido anche un po' su. D'altronde nel calcio italiano non c'è mai stato equilibrio nelle valutazioni, è sempre tutto bianco o nero. Non c'è voglia di aspettare e non c'è interesse (o capacità, non so) di fare un'analisi che vada oltre la situazione presente. Tutto è ora e soltanto ora. Ieri non esiste più.
Lunga vita al Capitano.