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mercoledì 10 agosto 2011

Inter, la fine dei vincenti per prescrizione

Dopo la stagione dello storico triplete e dopo il mini triplete dell’anno scorso, per l’Inter si profila un periodo di vacche magre. I segnali di un crollo verticale della società nerazzurra, in termini di prestazioni e di risultati sportivi, ci sono e sono forti. L’addio di Leonardo ha palesato ancora una volta la fragilità e l’intrinseca debolezza della società nerazzurra. Forse il lavoro fantastico di José Mourinho aveva fatto illudere qualcuno che la società interista nel suo complesso avesse acquisito quella capacità operativa e quella competenza che per anni non aveva avuto. Ma chi osserva il calcio con occhio critico sa benissimo che le chiavi dei recenti successi nerazzurri sono fondamentalmente due, e non sono da ricercare in una nuova vitalità della società di Moratti. Le chiavi sono calciopoli e Mourinho. Calciopoli (mi correggo: farsopoli, clicca qui per leggere post su farsopoli) ha sconvolto gli equilibri del campionato italiano, sia perché la Juventus fu mandata in serie B, sia perché alcuni campioni della Vecchia Signora furono venduti proprio all’Inter nell’estate 2006, per l’incapacità del nuovo dg bianconero J.C. Blanc: mi riferisco a Patrick Vieira e a un certo Zlatan Ibrahimovic. Quest’ultimo in particolare ha fatto fare un salto qualitativo e di mentalità a tutto l’ambiente, trascinandolo alla conquista di tre scudetti consecutivi. Ho già avuto modo di dire nel precedente post (clicca qui per leggerlo) quanto Ibra sappia essere decisivo nel nostro campionato, probabilmente come nessun altro. L’altra chiave dei recenti successi nerazzurri è José Mourinho, lo Special One, capace in due anni di tirare fuori il meglio del meglio dagli uomini che aveva a disposizione e di vincere quella Champions che mancava all’Inter da 45 anni. Con l’addio di José da Setùbal l’Inter ha iniziato un declino dal quale difficilmente uscirà in tempi rapidi, almeno fino a quando continuerà a vivere nel ricordo del vecchio splendore e dell’allenatore portoghese. L’anno scorso il mini triplete ha salvato la stagione, ma quest’anno sarà molto più dura, perché non c’è un Mondiale per club da giocare, non c’è nessuna Supercoppa europea da alzare, e il primo obiettivo, la Supercoppa italiana, è già svanito a Pechino. E poi ad agosto inoltrato il mercato non ha ancora dato le sue risposte: Sneijder ed Eto’o probabilmente partiranno e non si sa ancora da chi verranno sostituiti. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che tra il dt Marco Branca e il presidente Massimo Moratti è sceso il gelo: tra i due infatti ci sarebbero state delle incomprensioni su come condurre il mercato e quindi su come costruire la rosa. Non proprio un gruppo unito insomma. In tutto questo c’è un allenatore, Gasperini, arrivato come quinta o sesta scelta, dopo Bielsa, Villas Boas, Capello, Hiddink e forse anche Mihajlović. Non proprio l’ideale, considerando che Gasp, non avendo mai allenato un Top club, avrebbe bisogno di un forte appoggio della società. Se prendi un allenatore giovane o con poca esperienza ad altissimi livelli, ti devi anche mettere in testa di tutelarlo, soprattutto nei momenti difficili. Ma sono pronto a scommettere che alle prime difficoltà Moratti alzerà il telefono e inizierà a cercare il successore di Gasp. All’Inter funziona così.
L’Inter ha costruito i suoi recenti successi sulle rovine della Juventus, ma adesso gli effetti benefici di farsopoli sulla società nerazzurra stanno pian piano svanendo. Si sta aprendo un periodo molto difficile per la creatura di Moratti.

giovedì 14 luglio 2011

Lo scudetto dei (dis)onesti e l'omertà della FIGC

Era il 26 luglio 2006 quando Guido Rossi, al tempo commissario straordinario della Federcalcio - nonché ex componente del CdA nearazzurro - prese la decisione di assegnare lo scudetto della stagione 2005/2006 all'Inter, con la motivazione di "società simbolo di giustizia e onestà". Tra pochi giorni correrà il quinto anniversario da quella storica decisione, nel frattempo sono cambiate tante cose (se volete farvi un'idea di quante cose sono cambiate cliccate qui).
E' successo che nell'aprile 2010 i legali di Luciano Moggi hanno fatto uscire dalle 171 mile intercettazioni alcune conversazioni, misteriosamente non trascritte dagli inquirenti, che hanno dimostrato l'esistenza di una una fitta rete di contatti tra esponenti dell'Inter e tesserati del settore arbitrale. Alla luce del nuovo materiale probatorio la Juventus presentò il 10 maggio un esposto al CONI, alla FIGC e alla Procura Federale in cui chiedeva la revisione della decisione di assegnare il titolo e pertanto la revoca dello scudetto 2005/2006. Nel luglio 2011, dall'inchiesta condotta dal procuratore federale Stefano Palazzi, è risultato che anche l'Inter ha violato l'articolo dell'illecito sportivo. Dalla relazione di 72 pagine del procuratore federale emerge che anche le condotte messe in atto dai vertici del club nerazzurro hanno violato gli articoli 1 e 6 del vecchio codice di giustizia sportiva, in quanto certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale (da Wikipedia).
Ieri i Della Valle hanno fatto uscire un duro comunicato che recita così: "È necessario spiegare a tutti perché migliaia di telefonate, utili nel loro insieme a precisare il quadro della situazione, siano state accantonate dagli inquirenti, in particolare dal colonnello Auricchio. L'Acf Fiorentina chiede con determinazione che il colonnello Auricchio, principale responsabile delle lacune e delle distorsioni emerse, spieghi immediatamente perché allora vennero prese certe decisioni e chi era al corrente delle decisioni prese. E in particolare perché venne selezionato il materiale probatorio a disposizione, ignorandone una parte consistente e rinunciando ad altri approfondimenti possibili e opportuni. È fondamentale anche sapere se i Pm Beatrice e Narducci fossero tenuti all'oscuro delle intercettazioni arbitrariamente considerate irrilevanti. E se i responsabili di allora del funzionamento della Federcalcio, il commissario straordinario Guido Rossi e gli organi di giustizia sportiva da lui nominati, fossero informati di una trasmissione solo parziale degli atti messi a loro disposizione. L'Acf Fiorentina propone che, una volta ottenute queste spiegazioni, i presidenti di tutte le società interessate, direttamente o indirettamente, si siedano intorno a un tavolo, si confrontino a viso aperto e chiudano definitivamente questa questione con chiarezza e onestà reciproca e prima dell'inizio della prossima stagione sportiva. Il calcio italiano non può permettersi di ripartire senza aver preso alcuna decisione e senza aver rasserenato l'ambiente". Il comunicato è quanto mai opportuno: c'è bisogno di chiarezza, è l'ora di abbattere questo muro di omertà che impedisce di vedere a fondo cosa c'è dietro a calciopoli.
La relazione di Palazzi, consegnata dallo stesso alla Federcalcio, ha inchiodato l'Inter e ha evidenziato inequivocabilmente le responsabilità della società nerazzurra. Ora la palla passa in mano proprio alla FIGC, che il 18 luglio dovrà esprimersi se revocare o meno lo scudetto ai nerazzurri. Qualche tempo fa il presidente della Federazione Abete disse: "l'etica non va in prescrizione". Adesso lo dimostri. Ciò che trapela però è ben altro, l'impressione è che la FIGC stia cercando il modo per lavarsene le mani e per non prendere nessuna decisione, con la motivazione che non è sua competenza decidere sulla revoca e non ne ha i poteri. L'obiettivo (non dichiarato) della Federazione non è quello di prendere la decisione eticamente più corretta, ma quello di prendere la decisione meno dolorosa dal punto di vista legale. Circa una settimana fa, dal ritiro di Bardonecchia, Andrea Agnelli disse: "Temo che la FIGC decida di non decidere". Probabilmente, purtroppo, la sua profezia sarà corretta.
Guido Rossi consegnò lo scudetto all'Inter con la motivazione di "società simbolo di giustizia e onestà", ma in tutto questo di giusto e onesto non c'è proprio nulla.